Sondrio, 28 maggio 2020   |  

Tecniche mediche per combattere il virus di Wuhan

di Gianfranco Cucchi

Il coronavirus ad oggi è una malattia ancora poco conosciuta e le terapie applicate sono legate all'esperienza maturata nei paesi più colpiti

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Le patologie provocate dal Sars-Cov-2 hanno diversi livelli di gravita’ in circa il 20 per cento dopo alcuni giorni di febbre evolvono in polmonite interstiziale bilaterale con possibilità di progressione in insufficienza respiratoria acuta e necessita’ di ventilazione meccanica fino al decesso.

Essendo una pandemia recente le terapia si sono applicate in base al razionale scientifico teorico dell’impiego di alcuni terapie utilizzati nei  Paesi colpiti quali la Cina e la Corea. Si procede con grande prudenza perche’ il farmaco miracoloso non si e’ ancora trovato, in attesa del vaccino.

Tutti concordano che la prognosi di questa malattia e’ migliore se viene trattata precocemente a domicilio, per impedire quella cascata infiammatoria a livello polmonare che puo’ portare alla ventilazione meccanica e all’intubazione e in questa fase anche al decesso.

Come in molte malattie il trattamento all’esordio migliora la sopravvivenza. Pensiamo alla cura dell’infarto miocardico con trombosi di una coronaria che, se trattato nella prime 3 ore, o con angioplastica da parte di un’emodinamista esperto o con trombolisi, quando non si riesce ad arrivare in un tempo inferiore a 90’ ,la prognosi e’ migliore.

Anche la ricerca scientifica italiana ha dato un contributo evidenziando l’utilità dell’impiego dell’eparina per impedire il processo tromboembolico, l’impiego dell’azitromicina e dell’idorossiclorochina (ICC) all’esordio della malattia a domicilio. Infine è promettente anche la sieroterapia nei pazienti ospedalizzati con l’infusione del siero ricco di anticorpi dei soggetti guariti.

La medicina si basa sull’evidenza dei risultati (EBM) avvalorata da trial clinici che si effettuano in tutto il mondo. Anche l’ AIFA. Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato fin’ora circa 40 studi clinici sperimentali.

Ma la medicina non e’ una scienza esatta come la matematica e si parla anche di arte medica basata sull’esperienza dei medici sul campo. Con un imperativo: primum non nocere, cioe’ non eseguire terapia che possano far male.

Ha destato molto scalpore la notizia che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha vietato l’impiego dell’idrossiclorochina nella cura del COVID 19 al di fuori della sperimentazioni cliniche. Divieto che e’ stato ripreso dall’AIFA.

Questo warning si basa su uno studio pubblicata su Lancet che ha preso in considerazione l’impiego di questo farmaco in pazienti ospedalizzati, a livello internazionale, quindi con malattia gia’ avanzata evidenziando un eccesso di mortalità negli ammalati trattati rispetto ai controlli. Questa notizia ha destato molto stupore nei forum che raggruppa oltre 100 mila medici italiani che hanno impiegato il farmaco nei primi giorni della malattia a domicilio con buoni risultati.

A questo riguardo e’ doveroso sottolineare che il dosaggio del farmaco impiegato nello studio e’ piu’ elevato e spesso in associazione con un antibiotico che puo’ amplificare gli effetti collaterali in paziente con gravi comorbilita’, , mentre in Italia si impiega singolarmente dopo l’utilizzo dell’antibiotico.

Infine gli stessi autori affermano. “Il nostro studio ha diversi limiti. L'associazione della riduzione della sopravvivenza con i regimi di trattamento con idrossiclorochina o clorochina deve essere interpretata con cautela.

Questi dati non si applicano all'uso di alcun regime terapeutico utilizzato in ambito ambulatoriale, extraospedaliero. Saranno richiesti studi clinici randomizzati prima di raggiungere qualsiasi conclusione in merito al beneficio o al danno di questi agenti nei pazienti COVID-19 “ Quindi non e’ stato concluso che l’ICC sia dannosa nell’uso domiciliare nella fase precoce della malattia. . L’esperienza di molti medici e’ positiva e deve essere confermata dagli studi scientifici in corso.

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