Bormio, 13 settembre 2018   |  

Majori racconta la sua “avventura” sul G4

A distanza di sessant’anni (1958 - 2018), una spedizione di “alpini” militari ha tentato di “conquistare” un quasi 8000 in territorio pakistano: il Gasherbrum IV di 7925 metri!

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Recentemente rientrato dalla spedizione in Pakistan, l’alpino  dell’Esercito Italiano e guida alpina “bormina” Marco Majori,   giovedì 30 Agosto, ha intrattenuto il pubblico con il  racconto  su come si svolta e come si è conclusa l' avventura alpinistica - in territorio pakistano e alla difficile Gasherbrum IV; presenti all'incontro il sindaco di Bormio, Roberto Volpato e l’assessore alla cultura, Luigi Azzalini.

A distanza di sessant’anni – 1958 – 2018 - una spedizione alpinistica italiana si prefigge di realizzare la prima ripetizione assoluta della cresta nord-est del Gasherbrum IV (G4) di 7925m. in Pakistan. La via è uno dei capolavori di Walter Bonatti che,  nel 1958,  il 6 Agosto- insieme al compagno Carlo Mauri arrivò in vetta, grazie anche al grande supporto di tutti i componenti della spedizione guidata da Riccardo Cassin.

La spedizione è stata voluta ed organizzata dall'Esercito Italiano, una spedizione alpinistica che ha avuto come “protagonisti” i  commilitoni che appartengono alla Sezione Militare d'Alta Montagna (S.M.A.M.) e che oltre a loro ha potuto contare anche sull'esperienza del forte e determinato alpinista lecchese, Daniele Bernasconi, Valerio Stella (capo spedizione) di Aosta , Marco Farina di Aosta, Maurizio Giordano di Cuneo; questo il team per tentare la salita carica di storia e tutta italiana della “montagna scintillante”, come la descrive Walter Bonatti nel suo libro ... pubblicato di recente.

Ecco il racconto: «Il tragitto è stato quello classico; dopo l'atterraggio ad Islamabad, la squadra ha percorso in due giorni la famosa “Karakorum Highway” con un pullmino fino a Skardu e poi in jeep - successivamente – fino ad Askole, ultimo paese prima del trekking. Il giorno 16 Giugno siamo partiti, successivamente  per il lungo ed impegnativo trekking nella valle glaciale del Baltoro che ci ha portati - dopo 6 giorni di marcia e 115 chilometri percorsi - al campo base dei Gasherbrum (sono 7 in totale) a 5000m. di quota. Sono giorni difficili, il meteo non dà tregua; continua a nevicare e per questo non è possibile rispettare il programma di acclimatamento prefissato. Ed in più di un’occasione tentiamo di raggiungere Campo1 - sopra l'Icefall - a 5900m, ma dato il meteo e la pessima condizione del ghiacciaio, la nostra squadra è costretta a fare dei depositi materiale intermedi e raggiungendo lo stesso Campo1 solo il 2 luglio 2018.  Una meta importante – comunque - considerando le numerose volte che abbiamo “aperto” la via, battendo la traccia nella neve profonda e – soprattutto - vessati dal grande peso degli zaini con all'interno i viveri e tutto il necessario per allestire il Campo1 ed i successivi nella parte restante della via. Il 10 Luglio, dopo aver aspettato una discreta finestra di bel tempo - il nostro team, composto da Bernasconi, Farina, il sotttoscritto e Giordano, raggiunge Campo2 a 7050m., superando l'insidiosa "seraccata degli Italiani"; il Campo2 lo abbiamo allestito appena sotto il colle, pochi metri dall'attacco della cresta. Siamo tutti consapevoli di aver passato una discreta notte a oltre 7000m. ed un buon acclimatamento. L'indomani (11 luglio 2018) la decisione è quella di esplorare i primi metri della cresta per poi scendere direttamente al campo base per recuperare le energie e rendere l'acclimatamento più efficace>>.

Marco, purtroppo – a questo punto - succede quello che nessuno prevedeva; l'11 Luglio  saliamo tutti e quattro verso la cresta, ma dato il fortissimo vento e le basse temperature, prima del colle a 7100m., decidiamo di fare dietro front, consapevoli di tornare acclimatati e soprattutto con gli zaini più leggeri rispetto ad alcuni giorni addietro … e con la traccia “battuta”, per dare l'assalto alla vetta (7925 m. GIV) nella prima finestra di bel tempo disponibile.
Stiamo bene e siamo consapevoli che il più - dal punto di vista logistico e di pura fatica - è fatto, ora manca “solo” la cresta; solamente la parte più difficile tecnicamente, ma più stimolante e oggettivamente meno pericolosa.
La discesa segue esattamente il tragitto della salita del giorno precedente e nelle “calate” dalla “seraccata degli Italiani” come abbiamo già fatto … succede ciò che nessuno avrebbe mai immaginato. Una fatalità terribile che nessuno può spiegarsi! Davanti c'è Maurizio (Giordano) che - appeso alle corde - cerca un buon posto per piazzare la seconda sosta, ma ad un tratto un boato rompe il silenzio ed un seracco di circa 30m cubi si stacca (improvvisamente) e travolge Maurizio facendolo precipitare per circa 100m. fino a quota 6900m. … sono esattamente le 7 del mattino dell’11 Luglio.
Miracolosamente noi rimaniamo illesi “per un soffio” … e con grande perizia e sacrificio siamo riusciti a recuperare il corpo del nostro commilitone Maurizio, calandolo fino alla base della stessa seraccata, a quota 6300m; un recupero estremamente difficile, esposto a rischi altissimi data la scelta obbligata della linea per le “calate”, proprio sotto il tiro di altre potenziali scariche. Stravolti per quanto accaduto e soprattutto da un punto di vista psicofisico molto provati … decidiamo di continuare il recupero l'indomani (12 Luglio) dato l'aumento vertiginoso delle temperature e la possibilità di avere l'ausilio degli sci. Il 12 Luglio , dopo aver passato la notte a Campo1, risaliamo per intero il lungo ghiacciaio pianeggiante ed il pendio sottostante la stessa “seraccata degli Italiani” e con l'aiuto di Hèrve Barmasse e David Gottler (che vogliamo ringraziare per la squisita collaborazione) e di una barella di fortuna - costruita con gli sci - riusciamo a portare il corpo di Maurizio in prossimità del Campo1. Il recupero di Maurizio - e a seguire l’utilizzo di un paio di elicotteri (Askari Aviation) - vi hanno aiutato a riportare la salma a Skardu. Il soccorso alpino “in alta quota” pakistano però, già allarmato il giorno precedente e poi guidato via radio con grande pazienza e professionalità da Stella dal campo base, decide di non volare - in questa “particolare “giornata – 11 Luglio (che ricorderò per sempre) - per le alte temperature riscontrate. Il 12 Luglio  all'alba si sentono i due elicotteri dell'Askari Aviation arrivare, ma i piloti dopo alcuni “giri – rotazioni” a pochi metri dal suolo e valutando il posto in cui giace il corpo di Maurizio, decidono di rientrare a fare rifornimento e ritornare intorno a mezzogiorno, quando la salma sarà trasportata in un luogo più prominente e più idoneo al recupero stesso. Siamo tutti esausti e provati da quasi una settimana di fatiche ad oltre 6000m. e a corto di viveri da ormai 2 giorni; nonostante ciò riusciamo a compiere anche questo ennesimo (ma molto importante gesto) “ultimo sforzo” e finalmente - nel primo pomeriggio - Maurizio “vola” fino a Skardu da dove poi verrà imbarcato sull’aereo di linea, rientrando così in Italia il 20 di Luglio. A questo punto il “nostro” sogno viene infranto. Non c'è più l'entusiasmo precedente e a tutti, il ritorno a casa, sembra la cosa più giusta da fare! Bernasconi, Farina e il sottoscritto smantellano il campo1 ed il 16 Luglio, insieme a Stella, iniziamo la lunga marcia di ritorno … ovvero dal Campo Base fino ad Askole che richiederà ben 3 giorni di trekking; il cielo rimane per giorni terso e tutte le spedizioni attaccano le vie prescelte; viene “sceso” anche il K2 per la prima volta con gli sci. Il 22 Luglio  “sbarchiamo” in Italia con un grande nodo in gola ed il ricordo nitido di un compagno validissimo e determinato che è “passato oltre”, ma molto lascia a chi resta».

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