Sondrio , 19 maggio 2019   |  

Sondrio festeggia l'ottuagenario don Valerio Modenesi

di Donatella Salambat

Domenica 19 Maggio una giornata gioiosa per dire grazie ad un sacerdote che tanto ha fatto per i propri conterranei. La Messa nella Collegiata darà avvio al festoso compleanno.

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Don Valerio Modenesi

Domenica 19 Maggio, i Sondriesi si ritroveranno alla Collegiata per festeggiare gli 80 anni di don Valerio Modenesi. La giornata avrà inizio alle 10,30 con la Santa Messa animata dalla Corale del Beato Nicolò Rusca e proseguirà con un pranzo.

A Sondrio tutti lo ricordano come un sacerdote che si è profuso per il bisogno altrui, una presenza discreta, ha sempre sostenuto la famiglia, pronto ad ascoltare chiunque, vicino a chi si trovava in difficoltà. Il suo sacerdozio è stato (ed è) un incessante impegno non solo nella vita religiosa ma anche in quella sociale della sua città, Sondrio. Un sacerdote convinto del valore della profondità dei rapporti umani e del reciproco rispetto e del dialogo.

Don Valerio Modenesi nasce a Villa di Tirano il 17 Maggio 1939, ha una sorella che attualmente vive a Muggiò in provincia di Monza, mamma cuoca e papà macellaio. Una famiglia semplice con radici ben radicate nella fede. Valerio da piccolo fa il chierichetto, frequenta la chiesa e l’oratorio come tutti i suoi coetanei della piccola località valtellinese.

Don Valerio nella sua famiglia annovera, anche, uno zio sacerdote dal quale si potrebbe dire subisce inconsciamente il suo fascino. Si tratta di don Giuseppe Quadrio, originario di Vervio in provincia di Sondrio, morto all’ età di 41 anni per il quale è in corso un processo di beatificazione.

Don Giuseppe, eccellente studente, dopo il diploma di scuola superiore fu mandato da Vervio all'istituto salesiano missionario di Ivrea dove si distinse per profitto e profondità di studi. Le sue straordinarie doti emersero nell’ambito del dibattito sulla definizione del dogma dell’Assunzione, all'Università Gregoriana. Il 12 Dicembre 1946, alla presenza del suo insegnante, il padre gesuita Boyer e di mons. Montini (futuro Paolo VI), da chierico difese il dogma in una solenne disputa pubblica. Il dogma sarà proclamato da Pio XII il 1° Novembre 1950; per don Quadrio fu un giorno straordinario.

Tornò ad insegnare a Foglizzo e fu ordinato sacerdote il 16 Marzo 1947. Il 20 Luglio celebrò la sua prima messa a Vervio in Valtellina. In seguito fu destinato al Pontificio Ateneo Salesiano di Torino della Crocetta come docente di Dogmatica, dove ricoprì dal 1954 al 1959 la carica di decano della Facoltà teologica.

Nello stesso tempo era prete tra la gente, nella vicina parrocchia, fino a quando la salute lo permise. Purtroppo, un male incurabile lo portò via nel 1963, ma don Giuseppe al di là delle sue grandi doti di studioso è ricordato come un uomo di profonda umanità: insegnava ai suoi chierici di “essere uomini autentici”. L'aspetto che maggiormente la gente e gli studenti ricordano di lui è l'impegno per il dialogo.

Impegno ereditato da don Valerio che, diventato prete il 23 Giugno 1963, ritorna a Villa di Tirano dove, come negli anni prima del Seminario, continua a seguire i giovani dell’oratorio della parrocchia. L’insegnamento, l’educazione ed il dialogo sono doti che ha in comune con lo zio don Giuseppe. Per 13 anni rivestirà il ruolo di direttore spirituale al Seminario di Como poi, dal 1991 fino al 2003, è nominato Prevosto alla Parrocchia di San Fedele a Como. Ritorna nella sua amata Valtellina diventando Arciprete della Collegiata di Sondrio nel 2003 e lì rimane fino al 2010. Nel 2013 riceve i Ligari d’Argento.

Un cristiano autentico, fin dai tempi in cui era un semplice sacerdote di oratorio, facendosi carico ed ascoltando i problemi tentando di dare ai giovani una risposta e non limitandosi alle buone parole, che possono essere di aiuto e confortanti ma mai risolutive, in caso di bisogni impellenti della vita. A pochi giorni del suo compleanno la redazione di Valtellinanews lo ha avvicinato chiedendogli qual è il senso di essere prete oggi.

Con grande lucidità don Valerio ha risposto che sessant'anni fa la figura del sacerdote era ben delineata nella sua sacralità, mentre oggi un giovane presbitero è costretto a riconquistare il suo posto in una società distratta da mille futilità. Ora il prete non ha più quella rilevanza sociale di un tempo. Don Valerio è convinto che se oggi la fede vive un momento di profondo cambiamento nel quale la Chiesa sta soffrendo molto assistendo ad una fuga e diminuzione di credenti, domani ci sarà un ritorno alle grandi speranze che dà il Vangelo.

Nella nostra chiacchierata il Sacerdote volge un pensiero anche alla sua amata Valtellina e si rammarica nel vedere molti giovani lasciare questa terra per frequentare l’università nelle grandi città come Pavia, Milano e dalle quali spesso non farvi ritorno. Molti, troppi decidono di rimanere nelle città a lavorare oppure lasciano l’Italia. Il lavoro è un problema per questa valle – continua – anche se negli ultimi anni ha avuto una buona ripresa il turismo, ma non ancora sufficiente a garantire occupazione a tutti.

Don Valerio è persona attenta con un occhio sempre rivolto alle nuove generazioni. Attualmente vive nella casa parrocchiale di Sondrio ed in questi giorni che precedono il traguardo degli 80 anni i ragazzi di un tempo, coloro che frequentavano l’oratorio di Tirano, hanno lasciato un ricordo commosso del loro caro amato don Valerio. Eccolo.

«Come ogni prete che opera in oratorio, don Valerio ci ha accompagnato per un tratto di strada, vedendoci crescere nella fede. Noi abbiamo avuto il grande dono di un amico, un fratello, una guida speciale. Ci è stato al fianco, ci ha saputo ascoltare, ci ha offerto un punto di riferimento. Ci ha consigliato amorevolmente, ci ha anche corretto, sempre col suo garbato modo di fare. Ci ha regalato una spiritualità nuova con cui vivere il messaggio evangelico. Il ritrovo del nostro gruppo, al sabato sera, era un rito: ci ha insegnato a raccontarci come si può vivere concretamente la Parola, ci ha abituati a donarci l’anima, a confrontarci, a condividere le nostre esperienze di vita. In termini di rapporti personali, ci siamo scambiati grande ricchezze in umanità. Ci siamo affezionati vicendevolmente. Noi lo abbiamo profondamente conosciuto e stimato. Gli abbiamo raccontato cose di noi che a nessun altro avremmo detto e lui ha sempre valorizzato i nostri vissuti. Come poi succede a ogni sacerdote, arriva il momento del fine mandato: don Valerio ha cambiato luogo, ma ci ha lasciato in eredità pensieri e sentimenti di condivisione, di unità e di comunione. Quando, anche casualmente, rivediamo il “nostro don”, si è sempre contenti: succede che gli sguardi si incontrano e sembra di esserci lasciati il giorno prima. C’è senza dubbio la componente nostalgica, ma si ha la sensazione che il tempo non sia passato; è un legame che va oltre l’amicizia e la gratitudine, è l’impronta da lui lasciata in noi. E come si fa a non rasserenarsi quando ti ripete, col suo sorriso di Cielo, “L’amore di Dio è grande!”? I vecchi ragazzi dell’oratorio di Tirano e al coro si unisce anche Maria Grazia di Tirano, oggi vive a Milano «per me incontrarlo è stato cominciare a scoprire l’Amore di Dio, cioè Dio è Amore e questo ha cambiato profondamente la mia vita. Ho capito che potevo piano piano entrare nel Regno di Dio. Don Valerio non è mai stato un protagonista ma un sacerdote mariano. Chi lo incontra lascia nell’anima la presenza di Dio».

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